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Casoncelli: storia, ricetta originale e differenze tra Bergamo e Brescia

Casoncelli: storia, ricetta originale e differenze tra Bergamo e Brescia

Quando ho iniziato a fare ricerche per Foodlearn, ho scoperto che esistono almeno due versioni principali, quella bergamasca e quella bresciana, con differenze sostanziali e una rivalità cordiale che dura da secoli.

Di cosa parlerò in questo mio articolo:

  • Cosa sono i casoncelli
  • La storia: dal 1386 a oggi
  • Bergamo o Brescia: le differenze
  • La sfoglia
  • Il ripieno bergamasco
  • Il ripieno bresciano
  • Il condimento: burro fuso, salvia, lardo
  • Come mangiarli oggi
  • FAQ

 

 

Cosa sono i casoncelli

I casoncelli sono una pasta ripiena tipica della Lombardia orientale, diffusa nelle province di Bergamo e Brescia con varianti distinte. La forma è a mezza luna, simile a un raviolo chiuso a caramella o a mezzaluna, con i bordi pizzicati, ma la sagoma precisa cambia per zona e per famiglia.

Il ripieno è il tratto più caratteristico: non è carne in senso stretto, ma un impasto composito che combina carne, formaggio, pane raffermo, erbe aromatiche e, nella versione bergamasca, ingredienti dolci come uvetta e amaretti, che danno al piatto la sua nota agrodolce inconfondibile.

La condizione è quasi sempre la stessa: burro fuso con salvia e, quasi sempre, lardo a cubetti o pancetta rosolata.

La storia: dal 1386 a oggi

La prima menzione documentata dei casoncelli risale al 1386. Il 13 maggio di quell’anno, durante la festa per l’arrivo di Gian Galeazzo Visconti come nuovo signore di Bergamo, vennero serviti vassoi colmi di artibotuli, il termine latino usato nell’atto notarile del notaio Castelli per indicare i casoncelli, a oltre duemila persone riunite in città alta.

Questo fa dei casoncelli una delle paste ripiene italiane con la più lunga continuità documentata, più anziani di molti altri piatti considerati “antichi” per tradizione orale.

Nel corso dei secoli la ricetta è cambiata: alcuni ingredienti sono arrivati (il mais per la polenta, il pomodoro per altri piatti) mentre il casoncello ha mantenuto la sua struttura di fondo. La variazione più significativa è stata l’aggiunta degli amaretti nel ripieno bergamasco, che si è affermata tra Ottocento e Novecento e oggi è considerata un elemento identitario del piatto.

 

Bergamo o Brescia: le differenze

Le due versioni condividono la struttura, pasta all’uovo, ripieno a base di carne e formaggio, condimento al burro fuso, ma divergono nel ripieno e, in parte, nella forma.

Casoncelli bergamaschi: il ripieno è agrodolce. Oltre alla carne (macinata o stracotto), contiene formaggio (grana o Branzi), pangrattato, uvetta, amaretti, mostaccino (una spezia bergamasca) e talvolta cedro candito. L’insieme produce un sapore dolce-salato che può sembrare strano a chi lo assaggia per la prima volta e risulta poi difficile da dimenticare. La forma tipica è a mezza luna allungata con i bordi arricciati.

Casoncelli bresciani: il ripieno è più decisamente carnoso, a base di stracotto di manzo o maiale, con formaggio, erbe e pane. La nota dolce è assente o molto attenuata. Il sapore è più diretto, meno inaspettato per chi conosce le paste ripiene del nord. La forma è spesso più rotonda, simile a un raviolo chiuso.

Entrambe le versioni vengono condite allo stesso modo: burro fuso, salvia, lardo o pancetta, e spesso una spolverata di grana o Branzi grattugiato.

La sfoglia

La sfoglia dei casoncelli è una pasta all’uovo classica: farina di grano tenero 00, uova, a volte un filo d’olio. Il rapporto standard è un uovo ogni 100 grammi di farina.

Lo spessore è sottile ma non trasparente, deve essere abbastanza resistente da contenere un ripieno abbondante senza rompersi in cottura, ma abbastanza delicata da non sopraffare il sapore del ripieno. L’errore più comune è fare la sfoglia troppo spessa: il casoncello diventa gommoso e il ripieno passa in secondo piano.

La sfoglia si stende a mano o con la macchina. A mano richiede pratica: il grano tenero ha meno glutine della semola, si strappa più facilmente se si lavora male. Il risultato, quando viene bene, è diverso da quello della macchina — più ruvido in superficie, con una texture che trattiene meglio il condimento.

Il ripieno bergamasco

Il ripieno tradizionale bergamasco ha una lista di ingredienti che a prima vista sembra contraddittoria:

  • Carne: macinato di manzo o vitello, oppure stracotto avanzato. Alcune ricette usano solo carne, altre mixano con salame bergamasco.
  • Formaggio: grana padano o Branzi grattugiato. Il formaggio lega il ripieno e contribuisce la sapidità.
  • Pane raffermo: pangrattato o pane ammollato e strizzato. Alleggerisce la consistenza e assorbe i liquidi.
  • Uvetta: ammollata e strizzata. Dà la nota dolce di fondo.
  • Amaretti: sbriciolati, non in polvere. Sono il tratto più caratteristico: profumano il ripieno e bilanciano la sapidità della carne con una nota mandorlata.
  • Mostaccino: una miscela di spezie bergamasca (cannella, chiodi di garofano, pepe, coriandolo). Non sempre facile da trovare fuori dalla provincia.
  • Noce moscata: per aromatizzare.
  • Uovo: per legare il tutto.

Il ripieno si prepara mescolando tutti gli ingredienti a freddo, assaggiando e aggiustando. La proporzione tra dolce e salato è l’elemento più soggettivo: ogni famiglia ha il suo punto di equilibrio.

Il ripieno bresciano

Il ripieno bresciano è più simile alle paste ripiene del resto della pianura padana. Base di stracotto di manzo (carne brasata a lungo nel vino), con formaggio grana, pangrattato, erbe aromatiche (prezzemolo, timo) e noce moscata. L’uovo lega il tutto.

Il sapore è ricco, deciso, senza la nota dolce del bergamasco. È un ripieno che ricorda il cappelletto mantovano o il tortello di zucca per la logica compositiva, pur mantenendo caratteristiche proprie.

Alcune varianti bresciane aggiungono un cucchiaio di Marsala o vino bianco al ripieno per profumarlo. Altre usano parte di fegatini di pollo per una nota più intensa.

Il condimento: burro fuso, salvia, lardo

Il condimento è, con la sfoglia, l’elemento più semplice e più difficile da fare bene.

Il burro deve essere buono, di malga o di alta qualità, non industriale. Si fa sciogliere lentamente in padella con foglie di salvia fresche, a fuoco basso, finché la salvia è croccante e il burro ha preso un colore dorato scuro (non bruciato). A quel punto si aggiunge il lardo tagliato a cubetti piccoli, che si rosola leggermente.

I casoncelli scolati direttamente in padella, con un mestolo di acqua di cottura, si amalgamano con il condimento fuori dal fuoco. Il grana grattugiato va sopra, al momento di portare in tavola.

La differenza tra un condimento fatto bene e uno fatto male si sente: il burro bruciato è amaro, il burro dorato è nocciolato. Il lardo deve essere quello giusto (non pancetta affumicata, che cambierebbe tutto il profilo di sapore).

Come mangiarli oggi

I casoncelli si trovano nei ristoranti della bergamasca e del bresciano con continuità. Nelle trattorie tradizionali della provincia di Bergamo, soprattutto in Valle Seriana, Valle Brembana e nella bergamasca bassa, sono quasi sempre in carta come primo piatto.

La variante moderna più diffusa è l’aggiunta di pancetta croccante al posto del lardo, e talvolta di qualche goccia di aceto balsamico sulla guarnizione. Non è la versione tradizionale, ma non è nemmeno sbagliata.

Chi vuole imparare a farli a casa, impasto, ripieno e condimento, li trova come tema ricorrente nei corsi di cucina bergamaschi. La pasta fresca è una delle sezioni più richieste in provincia. Su Foodlearn trovi i corsi disponibili nelle scuole partner.

FAQ

Qual è la differenza tra casoncelli bergamaschi e bresciani?
Il ripieno. I bergamaschi hanno un impasto agrodolce con uvetta, amaretti e mostaccino. I bresciani hanno un ripieno più carnoso a base di stracotto, senza la nota dolce. La forma è leggermente diversa, ma il condimento al burro fuso, salvia e lardo è comune a entrambi.

Cosa mettono nel ripieno dei casoncelli bergamaschi?
Carne macinata o stracotto, formaggio grana o Branzi, pangrattato, uvetta, amaretti sbriciolati, mostaccino (spezia bergamasca), noce moscata e uovo per legare. La proporzione tra dolce e salato varia per famiglia.

Quando si mangiano i casoncelli?
Tutto l’anno, ma sono un piatto tipico delle occasioni importanti. domeniche in famiglia, feste, matrimoni. Nella tradizione bergamasca erano il piatto della domenica quando la carne non era quotidiana.

Con cosa si condiscono i casoncelli?
Burro fuso dorato con foglie di salvia croccanti e lardo (o pancetta) a cubetti rosolati. A volte grana grattugiato sopra. Non si usano sughi di pomodoro né ragù.

Quanto tempo ci vuole per fare i casoncelli?
Dipende dall’esperienza. Lo stracotto per il ripieno richiede almeno due ore di cottura, poi il ripieno va preparato e fatto riposare. La sfoglia si fa in 20-30 minuti. Il ripieno dei singoli pezzi e la chiusura sono la parte più lunga: per 4-6 persone si calcolano 1-2 ore di lavoro attivo.


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